Imbolc 2015 -Il Tempo dell’Innocenza

innocenza

Nel Tempo di Imbolc, nella tradizione Avaloniana si celebra Nolava come Fanciulla. E di conseguenza, torniamo alla ricerca della nostra Fanciulla interiore, colei che ricerca la Saggezza ed è libera di esplorare il Mondo attorno nella sua completa innocenza.

Durante un seminario con Katinka, lo scorso fine settimana ci siamo domandate che cosa significhi innocenza, quale connotazione ognuna di noi dava a questo termine così spesso utilizzato.

Sono andata a vedere cosa diceva la mia adorata Treccani (che la mia Mamma mi ha insegnato essere una buona fonte di informazioni) e ho cercato la definizione di

innocènza s. f. [dal lat. innocentia, der. di innŏcensentis «innocente»]. –

1.

a. Mancanza assoluta di colpa o responsabilità, morale o giuridica, in un individuo, per cosciente volontà di rettitudine e di rispetto della giustizia e delle norme morali: la tranquillità d’animo che solo l’i. può dare. Nella teologia cattolica, lo stato dell’anima esente da peccato: i. originale, quella propria di chi è stato creato o è nato senza peccato (Adamo ed Eva, la Vergine, Cristo in quanto uomo); i. battesimale, quella acquisita per l’azione sacramentale del battesimo.

b. Mancanza di colpa o di responsabilità nei confronti di un preciso reato o addebito: le testimonianze hanno confermato l’i. dell’imputato; affermare, protestare, gridare, dimostrare la propria innocenza.

2.

a. Ignoranza del male, e quindi incapacità d’intenderlo e di commetterlo, per lo più propria dell’età infantile: non si deve turbare l’i. dei bambini; conservava anche nell’età adulta l’i. giovanile; con sguardo, con espressione d’i., di candore. Talvolta con senso concr., per indicare persona o persone d’animo innocente: proteggere l’i.; avere riguardo all’i.; non scandalizziamo l’i.; o lo stato stesso d’innocenza: era l’i. personificata; sembra l’i. stessa, anche iron., di persona che ostenta ingenuità, semplicità; frequenti le espressioni esclamative beata i.!, santa i. !, a proposito di bambini che ripetono innocentemente parole e frasi inadatte alla loro età, o, ironicam., di adulti che mostrino o fingano un’ingenuità che ormai dovrebbero avere perduta.

b. Mancanza di malizia, di ogni secondo fine o interesse: avevo fatto la domanda con tutta i.; e riferito alle parole stesse, agli atti, al comportamento: non credo all’i. della sua proposta.

Questa definizione mi ha fatto riflettere su quanto vasto è il concetto di innocenza e quante parti del nostro vivere comune possono avere aspetti innocenti.

L’innocenza per me è qualcosa di legato alla libertà di esprimersi per quello che si è senza aver paura del giudizio degli altri. Quando possiamo essere noi stessi in compagnia di altre persone, possiamo dare libero spazio alla nostra voglia di imparare e di condividere ciò che conosciamo già. Il fatto di adeguarsi agli schemi della società, a mio avviso, trasforma questa capacità di esprimersi e la ingabbia in situazioni spesso non volute.

Sono sempre stata una persona molto “fisica” amo abbracciare e toccare le persone (non per niente faccio la fisioterapista) e spesso la mia ricerca di contatto è solo questo, un altro modo di interagire con gli altri, senza bisogno delle parole. A volte mi è capitato che le persone si irrigidissero al mio tocco perchè questo veniva interpretato come un’avance o un contatto “improprio”, ma spesso era solo dettato dalla pura volontà di conoscere “a modo mio” l’altro o l’altra.

Negli ultimi anni mi sono accorta di come abbiamo perso la capacità di leggere innocenza nei contatti fisici tra due persone, come per forza ci debba essere sempre un secondo fine. La giornata di oggi è stata dichiarata la giornata contro la violenza sulle Donne (ma io preferisco definirla violenza di genere, perchè anche se se ne parla meno anche gli Uomini subiscono violenze) dal movimento One Billion Rising, e quante di queste violenze partono purtroppo da gesti innocenti?

Tempo fa acoltavo atterrita il racconto di una mia amica che mi descriveva di quando è stata stuprata da un collega. Più ascoltavo e più il mio animo si congelava sentendo di come sia stata fraintesa nei suoi comportamenti e “tradita” anche da persone che avevano dichiarato di voler prendersi cura di lei.

Come possiamo dire alle nostre Sorelle più giovani, ma anche meno giovani, che devono cercare di essere sempre autentiche ed esprimersi liberamente, se poi ci sono innumerevoli esempi di come una donna libera venga comunque vista come una da sottomettere e umiliare non accettando un NO come risposta?

Vorrei trovare il modo di reclamare l’innocenza dei gesti e del tocco tra due persone, che almeno fino a prova contraria non devono per forza avere secondi fini che il piacere del tocco stesso. Ce la farò?

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