Baciare le cicatrici.

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L’altro giorno stavo guardando la prima puntata della 3° serie di Vikings.

Dovete sapere che il mio personaggio preferito è Athelstan, un ex monaco catturato nella prima razzia in Inghilterra dai Vichinghi e portato con loro in Scandinavia dove a poco a poco diventa amico del protagonista. Nella seconda serie in uno dei viaggi decide di rimanere in inghilterra con re Echbert del Wessex, del quale diviene consigliere, ma viene catturato e torturato da alcuni fanatici per aver vissuto (e partecipato a cerimonie in onore agli Dei norreni) con i Vichinghi. Ovviamente si salva ma in lui rimangono visibili le ferite delle torture subite.

Durante l’episodio che ho visto venerdì, la principessa del Wessex ad un certo punto si avvicina ad Athelstan e gli chiede di poter vedere le cicatrici. Lui vuole solo nasconderle ma lei imperterrita gli prende la mano e bacia la cicatrice. Io non so quale sia l’intento dei creatori della serie per questo gesto, ma per me è stato uno dei più sacri.

L’ho visto come un gesto di onore verso le Ferite di quest’uomo tormentato che ancora non riesce a trovare la sua via. Mi sono chiesta quali cicatrici sto ancora nascondendo in me e che non ho ancora onorato al meglio per quello che mi hanno insegnato.

Ognuno di noi ha la propria storia più o meno bella, e tutti noi abbiamo le nostre Ferite.

In un percorso di crescita personale, come la Tradizione Avaloniana, ma anche in molti altri, c’è molta attenzione sul lavoro con la propria Ombra e con le proprie Ferite. La parte oscura dell’Anno, soprattutto da Samhain a Imbolc viene incentrata sul lavoro interiore e sulla scoperta di ciò che siamo diventati. Negli ultimi 5 anni sono riuscita a tirare fuori fatti ed esperienze che avevo sommerso nella mia mente, che avevo deciso di non ricordare per tutto il dolore o la vergogna che mi portavano. Poi, lavorandoci con le mie insegnanti, a poco a poco ho notato che le cicatrici lasciate diventano meno “importanti”, non spariscono certo, ma si assottigliano, assumono un’altra connotazione. Di alcune di queste cicatrici ora vado fiera, perché sono riuscita a sopravvivere e diventare la Donna che sono oggi anche grazie a loro.

E da qui il mio pensiero sulla necessità di rendere onore alle nostre cicatrici.  Come possiamo esserne orgogliosi se molte di esse ci ricordano solo il dolore e le sensazioni negative che abbiamo provato? Come fare per onorare il passaggio al riconoscimento dell’importanza che queste cicatrici hanno nella nostra Storia di Vita?

Per quello che è la mia esperienza, la via che mi ha permesso di guardare la mie cicatrici e cominciare ad apprezzarle è stata più che altro un percorso di accettazione del mio corpo fisico. Non che io non desideri modificare parte di esso, quello credo sia nella natura intrinseca di ognuno di noi, ma riuscire a vedere quello che ho e non quello che mi manca è stata una sorpresa.

Una pratica molto semplice, ma allo stesso tempo molto incisiva, è quella di concedersi del tempo “di qualità” davanti allo specchio e dirsi a voce alta tutti i propri pregi fisici. Stare davanti allo specchio non sempre è facile, tanto meno cercare in un “mare di difetti” qualcosa di bello.

Nude standing before a mirror, Henri de Toulouse Lautrec
Nude standing before a mirror, Henri de Toulouse Lautrec

Provateci, preparate un momento solo per voi stessi. Create un ambiente confortevole, cominciate le prime volte a lume di candela se volete (tutto è più bello a lume di candela…. :D), accendete dell’incenso, mettete su la vostra musica preferita e guardatevi con amore, vedete la Dea/il Dio dentro di voi, ripetendo a voce alta “Tu sei bellissima/o, tu sei splendida/o, tu sei la Dea/il Dio”. 

Vi posso assicurare che la prima volta magari ci si sente un pochino scemi, ma poi, quando gli occhi imparano a guardare veramente, il miracolo si compie.

Un brindisi!!!

Alle Ferite, a quelle che si sono rimarginate e a quelle che verranno.

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2 pensieri su “Baciare le cicatrici.

  1. Hai proprio ragione. Tutti abbiamo delle ferite, e solo dentro di noi possiamo capirle, affrontarle, curarle e migliorare. Quando qualcosa del passato (o anche del presente) torna a far male, penso al saggio Rafiki.
    .

    ps. ok dai, non mi hai spoilerato troppo Vikings… hihihihihi xD

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